La Trilogia Dell’Alchimia

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La Trilogia Dell'Alchimia, Spettacoli
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Trama

La Trilogia dell’Alchimia.

“O Voi che avete gl’intelletti sani mirate la dottrina che s’ asconde sotto il velame delli versi strani”

 La Trilogia Dell’Alchimia un opera “Teatrale Elettronica” scritta a quattro mani da Marco Messina, che si occupa della drammaturgia sonora, e da Ramona Tripodi che scrive la drammaturgia scenica e cura la regia. Ispirata dalla Divina Commedia di Dante Alighieri, più precisamente dal Quinto Canto dell’Inferno, del Purgatorio ed infine dal Quinto canto del Paradiso.

Ne la Trilogia dell’Alchimia Musica elettronica e teatro si fondono in un unico linguaggio creando un ingranaggio teatrale che è la struttura portante dell’intera trilogia e che, al tempo stesso, muta in ognuno dei tre spettacoli proprio come un processo alchemico.

E se la ”Commedia” fosse un’opera alchemica la cui “prima materia ” è l’uomo?
Un percorso iniziatico per trasformare il veleno in medicina. Dante compie il viaggio durante l’equinozio di primavera, quando gli adepti delle società degli antichi Misteri praticavano il rito della morte e della rinascita. Chi intraprende questo percorso si trova gravato dalla materia e dalle passioni. E deve rendersi consapevole della sua parte oscura. Deve compiere l’opera di decantazione, di purificazione della propria anima che prelude alla luce della conoscenza. Così comincia il viaggio.

 

Scrittura sonora Marco Messina

Drammaturgia e Regia Ramona Tripodi

Produzione Inbilicoteatro//L’asilo//Ente Teatro Cronaca

 

Paradiso Mancato // L’opera al Nero

In una stanza profonda a sud dell’anima, che he potrebbe essere anche l’inferno, un musicista suona. Il suo nome è Minosse. È il padrone di casa. Colui che custodisce i desideri più profondi e ne conosce le più intime direzioni. Egli sa dove il desiderio di ognuno va. Egli sa ogni desiderio come deve suonare, Cerchio dopo cerchio. Suona le corde dell’anima, Minosse le pizzica fino a che non vibrano. È il suo quotidiano gesto dell’eternità . Ma è in arrivo per lui un ospite non atteso. Non pianificato. Non è vivo ma nemmeno morto. Ed arriva per lui. Il suo nome è Dante. È in cerca di Madonna Conoscenza. Ciò che lo muove è lo desio forte che ha di lei. Il desiderio. L’energia primordiale. Il fuoco sacro che brucia, e tutto avvampa.

Ma il desiderio è solo il nigredo -l’opera al nero – di un processo alchemico . La sua potenza è duplice. Può bruciare e distruggere. O trasformarsi in albedo – l’opera al bianco – fino ad essere luce splendente che conduce alle stelle. Ed il piombo si fa oro, la rubedo – l’opera al rosso – si compie: Il veleno, diviene medicina.

E’ questo il rito che Dante deve compiere.

È questo il cammino.

Così vuole Lo duca suo.

Girone dopo girone, cerchio dopo cerchio.

Finchè non avrà compreso ciò che deve comprendere. Finchè non avrà visto ciò che Minosse vuole che veda. Così vuole lo rito.Bisogna scendere all’inferno per cercare le stelle.  Bisogna affrontare il proprio Paradiso Mancato.

con Marco Messina Marco Palumbo Ramona Tripodi

video e voce in off Raffaele Ausiello

 

La Pia // L’opera al Bianco

A metà strada tra il desiderio e le stelle, c’è un luogo al centro dell’anima. Non è molto lontano dall’inferno, le cui note note di Minosse ancora riecheggiano. È una piccola stazione di servizio dell’anima. Qualcuno la chiama La Terra di Mezzo, qualcun altro, l’anticamera del Purgatorio. Ricorda un asettico teatro di posa. È il luogo dove avviene la trasformazione nell’assenza del tempo. Sospesi, si attraversa l’attesa.

Lei se ne sta lì.

Il suo nome è Pia.

E forse, è davvero quella Pia.

A cinque passi da lei c’è il Purgatorio.

A cinque passi da lei color che son sospesi, scalpitano.

Sono anime che hanno bisogno di essere viste. In una qualche maniera di essere scelte. Sono anime bisognose di notorietà. Attendono Dante. Il viaggiatore oscuro sta risalendo l’Inferno. Manca poco.È adesso il tempo per essere scelti. È adesso il tempo per sperare di essere ricordati. In fondo, siamo nella società dell’apparire. E gli occhi della Pia si perdono fissando la cima, mentre Minosse suona, tentandola. Manca poco..E lo duca suo dai capelli d’argento è già lì. Il suo nome è Virgilio.Il suo destino è far brillare i diamanti allo stato grezzo. Proprio come lei, la Pia. Ma lei questo ancora non lo sa.

con Chiara Baffi Andrea De Goyzueta  Marco Messina Marco Palumbo

video e voci in off Anna Carla Broegg Paolo Cresta Adriana D’Agostino Ramona Tripodi

Vieni fuori a Veder le Stelle // L’opera al Rosso

Il Rito sta ormai per compiersi. Il viaggio di Dante è ormai quasi alla fine.

Egli ha trovato ciò che doveva nelle profondità della sua anima. Ed ora, si trova a un passo dalle stelle. All’ingresso di un labirinto, una casa degli specchi di un vecchio luna park,Virgilio invita Dante a entrare e a non scambiare miraggi per mete, poi si accomiata da lui.Al Duca qui, non sarà mai concesso entrare. Quest’ultimo pezzo di strada dovrà farlo da solo. Per Virgilio è tempo di tornare all’inferno, per Dante di entrare nella casa degli specchi perdersi in un gioco di luci e apparizioni. È l’anticamera del Paradiso. La grande Opera si mostra agli occhi di Dante. E’ tutto dall’altra parte dello specchio, oltre l’immagine del sé. E’ questo l’ultimo passo del suo cammino, attraversare lo specchio perchè lo rito si compia e avvenga la rubedo, l’opera al rosso. Attraversare quel velo che ora è tanto sottile mentre la voce di madonna conoscenza gli sussurra :Vieni a veder le stelle.

La Trilogia dell’Alchimia.

“O Voi che avete gl’intelletti sani mirate la dottrina che s’ asconde sotto il velame delli versi strani”

 La Trilogia Dell’Alchimia un opera “Teatrale Elettronica” scritta a quattro mani da Marco Messina, che si occupa della drammaturgia sonora, e da Ramona Tripodi che scrive la drammaturgia scenica e cura la regia. Ispirata dalla Divina Commedia di Dante Alighieri, più precisamente dal Quinto Canto dell’Inferno, del Purgatorio ed infine dal Quinto canto del Paradiso.

Ne la Trilogia dell’Alchimia Musica elettronica e teatro si fondono in un unico linguaggio creando un ingranaggio teatrale che è la struttura portante dell’intera trilogia e che, al tempo stesso, muta in ognuno dei tre spettacoli proprio come un processo alchemico.

E se la ”Commedia” fosse un’opera alchemica la cui “prima materia ” è l’uomo?
Un percorso iniziatico per trasformare il veleno in medicina. Dante compie il viaggio durante l’equinozio di primavera, quando gli adepti delle società degli antichi Misteri praticavano il rito della morte e della rinascita. Chi intraprende questo percorso si trova gravato dalla materia e dalle passioni. E deve rendersi consapevole della sua parte oscura. Deve compiere l’opera di decantazione, di purificazione della propria anima che prelude alla luce della conoscenza. Così comincia il viaggio.

Produzione Inbilicoteatro/L’asilo/Ente Teatro Cronaca

Scrittura sonora Marco Messina

Drammaturgia e Regia Ramona Tripodi

 

Paradiso Mancato // L’opera al Nero

In una stanza profonda a sud dell’anima, che he potrebbe essere anche l’inferno, un musicista suona. Il suo nome è Minosse. È il padrone di casa. Colui che custodisce i desideri più profondi e ne conosce le più intime direzioni. Egli sa dove il desiderio di ognuno va. Egli sa ogni desiderio come deve suonare, Cerchio dopo cerchio. Suona le corde dell’anima, Minosse le pizzica fino a che non vibrano. È il suo quotidiano gesto dell’eternità . Ma è in arrivo per lui un ospite non atteso. Non pianificato. Non è vivo ma nemmeno morto. Ed arriva per lui. Il suo nome è Dante. È in cerca di Madonna Conoscenza. Ciò che lo muove è lo desio forte che ha di lei. Il desiderio. L’energia primordiale. Il fuoco sacro che brucia, e tutto avvampa.

Ma il desiderio è solo il nigredo -l’opera al nero – di un processo alchemico . La sua potenza è duplice. Può bruciare e distruggere. O trasformarsi in albedo – l’opera al bianco – fino ad essere luce splendente che conduce alle stelle. Ed il piombo si fa oro, la rubedo – l’opera al rosso – si compie: Il veleno, diviene medicina.

E’ questo il rito che Dante deve compiere.

È questo il cammino.

Così vuole Lo duca suo.

Girone dopo girone, cerchio dopo cerchio.

Finchè non avrà compreso ciò che deve comprendere. Finchè non avrà visto ciò che Minosse vuole che veda. Così vuole lo rito.Bisogna scendere all’inferno per cercare le stelle.  Bisogna affrontare il proprio Paradiso Mancato.

con Marco Messina Marco Palumbo Ramona Tripodi

video e voce in off Raffaele Ausiello

 

La Pia // L’opera al Bianco

A metà strada tra il desiderio e le stelle, c’è un luogo al centro dell’anima. Non è molto lontano dall’inferno, le cui note note di Minosse ancora riecheggiano. È una piccola stazione di servizio dell’anima. Qualcuno la chiama La Terra di Mezzo, qualcun altro, l’anticamera del Purgatorio. Ricorda un asettico teatro di posa. È il luogo dove avviene la trasformazione nell’assenza del tempo. Sospesi, si attraversa l’attesa.

Lei se ne sta lì.

Il suo nome è Pia.

E forse, è davvero quella Pia.

A cinque passi da lei c’è il Purgatorio.

A cinque passi da lei color che son sospesi, scalpitano.

Sono anime che hanno bisogno di essere viste. In una qualche maniera di essere scelte. Sono anime bisognose di notorietà. Attendono Dante. Il viaggiatore oscuro sta risalendo l’Inferno. Manca poco.È adesso il tempo per essere scelti. È adesso il tempo per sperare di essere ricordati. In fondo, siamo nella società dell’apparire. E gli occhi della Pia si perdono fissando la cima, mentre Minosse suona, tentandola. Manca poco..E lo duca suo dai capelli d’argento è già lì. Il suo nome è Virgilio.Il suo destino è far brillare i diamanti allo stato grezzo. Proprio come lei, la Pia. Ma lei questo ancora non lo sa.

con Chiara Baffi Andrea De Goyzueta  Marco Messina Marco Palumbo

video e voci in off Anna Carla Broegg Paolo Cresta Adriana D’Agostino Ramona Tripodi

Vieni fuori a Veder le Stelle // L’opera al Rosso

Il Rito sta ormai per compiersi. Il viaggio di Dante è ormai quasi alla fine.

Egli ha trovato ciò che doveva nelle profondità della sua anima. Ed ora, si trova a un passo dalle stelle. All’ingresso di un labirinto, una casa degli specchi di un vecchio luna park,Virgilio invita Dante a entrare e a non scambiare miraggi per mete, poi si accomiata da lui.Al Duca qui, non sarà mai concesso entrare. Quest’ultimo pezzo di strada dovrà farlo da solo. Per Virgilio è tempo di tornare all’inferno, per Dante di entrare nella casa degli specchi perdersi in un gioco di luci e apparizioni. È l’anticamera del Paradiso. La grande Opera si mostra agli occhi di Dante. E’ tutto dall’altra parte dello specchio, oltre l’immagine del sé. E’ questo l’ultimo passo del suo cammino, attraversare lo specchio perchè lo rito si compia e avvenga la rubedo, l’opera al rosso. Attraversare quel velo che ora è tanto sottile mentre la voce di madonna conoscenza gli sussurra :Vieni a veder le stelle.

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Rassegna Stampa

Il Denaro
In Platea /Azzurro Time /Torino news

Paradiso Mancato

DaINplatea

a cura di Marianna Addesso – 10 Settembre 2018-

ParadisoMancato; la pièce scritta da Ramona Tripodi (che ritroviamo anche in scena -strabiliante Francesca-) e rappresentata in una suggestiva location, il Succorpo della Real Casa dell’Annunziata opera del Vanvitelli, è una lettura rivisitata, in chiave underground, del V canto dell’Inferno. In scena, infatti, sono presenti/assenti Dante, la sua Beatrice, Paolo, Francesca e Minosse.Scena scarna, gioco luci estrosamente magnetico e si comincia. La prima ad entrare in scena è Beatrice, di bianco vestita, che si rivolge a Mercurio prima e a “Lo duca” (Virgilio) poi; lo fa recitando versi e sfregandosi le mani, in un sorta di rito propiziatorio della conoscenza. Beatrice resterà presente in corpo e voce durante tutto il tempo, ma scopriremo infine che ella non esiste realmente in quanto pura rappresentazione onirica della mente di Dante. Lo stesso Paolo c’è, ma non c’è: questa volta ne ascoltiamo solo la voce, voce che in realtà è resa udibile da Minosse. Minosse sembra l’unica figura solida in questo mondo sotterraneo che si trova sospeso tra l’Inferno vero e proprio e il Paradiso mancato. Minosse è il Dio, è colui che guida i personaggi e li costringe a fare ciò che lui voglia venga fatto; Minosse sta in consolle. Come un moderno dj egli fa partire note techno e voci umane più o meno inquietanti e il suo ghigno lascia intravedere una certa soddisfazione nel farlo. Dante, di nero vestito, forse a voler “onorare” il luogo in cui si trova, reca seco un curioso ombrello con cui probabilmente cerca di schermarsi dall’ipnosi diabolica. Il vate è un po’ stralunato e con la sua voce tremula e il suo fare compassato, rivela tutto il timore referenziale verso il padrone di casa. Ma è Francesca la vera sorpresa: il suo monologo del “Vorrei”, sottolineato da musica e luci, e che magistralmente viene declamato da quella finta, ma al contempo reale prigione in cui si trova, arriva dritto allo stomaco. Ella si alza e ricade su questo letto oscuro limitato da una sorta di baldacchino che la scherma alla vista di tutti e del suo stesso Paolo. Paolo c’è, ma Francesca non può vederlo. I loro corpi sono destinati a non toccarsi mai più. Forse, le dice Paolo, ella non riesce a vederlo poichè quello che lei prova non è amore bensì desiderio e il desiderio è il peccato mortale che li ha portati alla morte per mano del Malatesta. Ad un certo punto, tra le varie presenze/assenze, Dante e Francesca riescono a vedersi; entrambi cercano l’amore senza riuscire a raggiungerlo. Per Francesca si tratta dell’amante che ella ama, per Dante si tratta di Beatrice, che egli ama, ma da lontano. Mentre i due sfortunati amanti sono riusciti a congiungersi, per Dante e Beatrice la storia è diversa ed effettivamente Beatrice verrà appellata come “Madonna Canoscenza”, a significare che si’ Dante era effettivamente attratto dalla figura di Beatrice, ma ciò a cui lui ambisce di più è conoscere l’ignoto, riuscire a comprendere ciò che ancora non ha compreso. Sappiamo bene che Beatrice non comparirà al fianco del Vate se non quando lui giungerà a visitare il Paradiso ed è proprio per questo che ciò che egli ascolta all’Inferno è solo la sua coscienza e non la donna reale, colei che “Tanto gentile e tanto onesta pare…”.<<L’anima mia è fatta di te. Non sono io, sei tu!>> gli sussurra Beatrice. Mosso dall’amore che egli ha sempre provato per quella donzella, Dante tenta di far desistere Minosse dal tormentare la povera Francesca, la quale non ha ancora capito che a parlarle non è Paolo, ma il “Gran Conoscitore dei peccati”. Invano il Vate tenterà di muovere a pietà quell’energumeno che ha deciso di giocare coi sentimenti della povera peccatrice.<<Noi non siamo all’altezza dell’Inferno, Paolo. Questo è solo un Paradiso mancato!>>La rassegnazione si impossessa di Francesca; non ne è valsa la pena, non lo rifarebbe, Paolo sì! Ma Paolo non è Paolo…Techno minimal per l’incanto finale e, come un mantra, si ripete “Francesca, mi ami?”Desiderio, amore, passione estrema messi sul piatto della bilancia a contrastare l’assenza… quale piatto “peserà” di più?

Paradiso mancato, il racconto dantesco di InBilico Teatro

Azzurro Time

a cura di Francesco Di Somma – 10 Settembre 2018

La Basilica del Succorpo dell’Annunziata, opera di Luigi Vanvitelli, è lo straordinario scenario di una rappresentazione che tratta di uno dei più noti passi della Divina Commedia. ”Paradiso mancato” è la rivisitazione della storia di Paolo e Francesca proposta da un’intraprendente e interessante compagnia teatrale. “In Bilico Teatro” mette in scena ciò che Dante Alighieri narra nel V Canto dell’Inferno riproponendo in chiave moderna una storia di amore e morte che rivive nell’eternità. Le musiche dello spettacolo sono affidate a Marco Messina e la regia è di Ramona Tripodi. Entrambi gli artisti sono anche in scena: l’uno nel ruolo di Minosse e l’altra nei panni di Francesca da Rimini, figlia di Guido da Polenta il Vecchio, signore di Ravenna. Marco Palumbo è Dante personaggio che vaga nel secondo cerchio dell’Inferno dove sono puniti i lussuriosi. La voce di Raffaele Ausiello rende vivo il personaggio di Paolo Malatesta. Beatrice è magistralmente interpretata da Adriana D’Agostino. Lo spettacolo è all’interno della rassegna Estate Bambina organizzata dal Comune di Napoli. Per lo spettatore assistere alla rappresentazione è una vera e propria esperienza sensoriale che inizia con il prendere posto all’interno della basilica. Scendere nella chiesa circolare sotterranea ricorda la discesa infernale dantesca e un gioco di musica e luci trasporta all’interno di una realtà magica che coinvolge ed emoziona. Quando Dante irrompe sulla scena l’attenzione del pubblico è catturata da questo “Dante moderno” che va in cerca di Madonna Conoscenza e si imbatte nello strazio di Francesca. Lei è su un letto da sola, nonpuò vedere Paolo ma ne sente la voce. Il letto è il simbolo del piacere carnale che ha unito i due amanti. La punizione infernale del “Paradiso mancato” risiede nell’assenza del corpo, simbolo e fonte della passione che ha indotto i due ragazzi a unirsi a dispetto di Gian Ciotto Malatesta, marito tradito che “Caina attende” per aver ucciso i due giovani. La fusione tra il fascino dei misteriosi luoghi della città di Napoli e la bravura e lo spirito d’iniziativa della compagnia teatrale partenopea viene apprezzata dal pubblico e merita attenzione ed elogi.

 

PARADISO-MANCATO DI INBILICOTEATRO ALLA CAVALLERIZZA REALE

DaTorinoNews

a cura di Antonella Morello 20 Febbraio 2016-

Paradiso Mancato, realizzato dalla compagnia Inbilicoteatro è un lavoro a quattro mani che nasce dal connubio della scrittura sono di Marco Messina e quella drammaturgica di Ramona Tripodi. I quali sono in scena rispettivamente nei panni di Minosse e di Francesca, in scena con loro Marco Palumbo, un affascinante Dante e Beatrice interpretata da Adriana D’Agostino.

Ottima trasposizione in chiave moderna ma non troppo di Paolo e Francesca, amanti, innamorati? Chissà , desiderosi uno dell’altro fino alla fine, cos’è l’inferno, cos’è il paradiso, cos’è la rinuncia, e l’attesa? Se l’inferno è mancanza , la punizione è l’attesa di qualcosa o qualcuno che forse non avremo mai più…. Un inferno in gabbia quello di Francesca dove solo le voci ormai reali e mentali si fondono e confondono e dimorano a tratti sfiorando la follia. Ne è valsa la pena ? Si chiedono, no risponde francesca, si risponde Paolo, Francesca dubita pure del suo amore , gli dice tu sei il mio fuoco, Paolo dal canto suo risponde che si ne è valsa la pena …. Completano il quadro un Virgilio di memoria felliniana, tra le nuvole e i suoi versi … mentre Dante parla con Minosse che suona la sua musica per sempre …. Intanto Beatrice aleggia a volte funerea e smunta, Mentre la musica fa da collante al tutto insaporendo ogni scena . Grazie ottimo spettacolo.