Paradiso Mancato / L’Opera al Nero

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La Trilogia Dell'Alchimia, Spettacoli
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Trama

 Si sente nel buio il grattare di un fiammifero. Un uomo si accende una sigaretta che tiene stretta tra le labbra. È un musicista. È il Padrone di casa.Il suo nome è Minosse.

Due amanti si amano in una camera da letto che potrebbe essere in un albergo . Oppure all’inferno. Lui si chiama Paolo . E lei.. Beh lei è Francesca . Loro si amano in eterno .Non gli rimane che questo .Amarsi per punizione . Per sempre.E questo è il loro Inferno .O semplicemente, il loro Paradiso Mancato.

In fondo,siamo a casa di Minosse .Ma anche per lui è in arrivo un ospite inatteso e “ Lo duca suo” lo precede. È un viaggiatore infernale .E’ in cerca di Madonna Conoscenza. Il suo nome è Dante .

 

La Trilogia dell’Alchimia

“O Voi che avete gl’intelletti sani mirate la dottrina che s’ asconde sotto il velame delli versi strani”

Paradiso Mancato è il primo spettacolo che compone La Trilogia Dell’Alchimia un opera “Teatrale Elettronica” scritta a quattro mani da Marco Messina, che si occupa della drammaturgia sonora, e da Ramona Tripodi che scrive la drammaturgia scenica e cura la regia. Ispirata dalla Divina Commedia di Dante Alighieri, più precisamente dal Quinto Canto dell’Inferno, del Purgatorio ed infine dal Quinto canto del Paradiso.

Ne la Trilogia dell’Alchimia Musica elettronica e teatro si fondono in un unico linguaggio creando un ingranaggio teatrale che è la struttura portante dell’intera trilogia e che, al tempo stesso, muta in ognuno dei tre spettacoli proprio come un processo alchemico.

E se la ”Commedia” fosse un’opera alchemica la cui “prima materia ” è l’uomo?
Un percorso iniziatico per trasformare il veleno in medicina. Dante compie il viaggio durante l’equinozio di primavera, quando gli adepti delle società degli antichi Misteri praticavano il rito della morte e della rinascita. Chi intraprende questo percorso si trova gravato dalla materia e dalle passioni. E deve rendersi consapevole della sua parte oscura. Deve compiere l’opera di decantazione, di purificazione della propria anima che prelude alla luce della conoscenza.Così comincia il viaggio.

Paradiso Mancato / L’Opera al Nero

Non impedir lo suo fatale andare. Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole,
e più non dimandare.

In una stanza profonda a sud dell’anima, che he potrebbe essere anche l’inferno, Paolo e Francesca, sono lì, nello stesso letto ed insieme, tuttavia nessuno dei due può vedere l’altro . Può solo percepirne la voce. Ed ecco che quella che fu una camera da letto dove il desiderio aveva potuto esprimersi nelle sue forme più corporee diviene l’inferno della sua assenza. O semplicemnte, un Paradiso Mancato. Intanto un musicista suona. Il suo nome è Minosse. È il padrone di casa. Colui che custodisce i desideri più profondi e ne conosce le più intime direzioni. Egli sa dove il desiderio di ognuno va. Egli sa ogni desiderio come deve suonare, Cerchio dopo cerchio. Suona le corde dell’anima, Minosse le pizzica fino a che non vibrano. È il suo quotidiano gesto dell’eternità . Ma è in arrivo per lui un ospite non atteso. Non pianificato. Non è vivo ma nemmeno morto. Ed arriva per lui. Il suo nome è Dante. È in cerca di Madonna Conoscenza. Ciò che lo muove è lo desio forte che ha di lei. Il desiderio. L’energia primordiale. Il fuoco sacro che brucia, e tutto avvampa. Ma il desiderio è solo il nigriedo -l’opera al nero – di un processo alchemico . La sua potenza è duplice. Può bruciare e distruggere. o trasformarsi in albedo – l’opera al bianco – fino ad essere luce splendente che conduce alle stelle. Ed il piombo si fa oro, la rubedo –l’opera al rosso – si compie: Il veleno, diviene medicina. E’ questo il rito che Dante deve compiere. È questo il cammino. Così vuole Lo duca suo. Girone dopo girone, cerchio dopo cerchio. Finchè non avrà compreso ciò che deve comprendere. Finchè non avrà visto ciò che Minosse vuole che veda.

 

con Marco Palumbo Marco Messina Ramona Tripodi

Raffaele Ausiello Andrea De Goyzueta (video e voce in off)

Scrittura scenica Ramona Tripodi  // Scrittura sonora Marco Messina

Video Proiezioni Andrea Canova

Regia Ramona Tripodi

Prodotto da Inbilicoteatro // L’asilo // Ente Teatro Cronaca

 

Date

09 Ottobre 2015 – Studio – L’Asilo – Napoli

19 Febbraio 2016 – Studio- Cavallerizza Reale – Torino

08 Settembre 2018 – Studio –  Estate a Napoli edizione 2018 – Napoli

31 Maggio 2019 – Studio- Corte Dei Miracoli –  Siena-

22/23 Febbraio 2020 – Prima Nazionale – SalaAssoli – La Casa Del Contemporaneo  Napoli-

 Si sente nel buio il grattare di un fammifero.

Un uomo si accende una sigaretta che tiene stretta tra le labbra.

È un musicista.

È il Padrone di casa.

Il suo nome è Minosse.

Due amanti si amano.

In una camera da letto che potrebbe essere in un albergo .

Oppure all’inferno.

Lui si chiama Paolo .

E lei.. Beh lei è Francesca .

Loro si amano in eterno .

Non gli rimane che questo .

Amarsi per punizione .

Per sempre.

E questo è il loro Inferno .

O semplicemente, il loro Paradiso Mancato.

In fondo,siamo a casa di Minosse .

Ma anche per lui è in arrivo un ospite inatteso e “ Lo duca suo” lo precede.

È un viaggiatore infernale .

E’ in cerca di Madonna Conoscenza.

Il suo nome è Dante .

 

La Trilogia dell’Alchimia.

“O Voi che avete gl’intelletti sani mirate la dottrina che s’ asconde sotto il velame delli versi strani”

Paradiso Mancato è il primo spettacolo che compone La Trilogia Dell’Alchimia un opera “Teatrale Elettronica” scritta a quattro mani da Marco Messina, che si occupa della drammaturgia sonora, e da Ramona Tripodi che scrive la drammaturgia scenica e cura la regia. Ispirata dalla Divina Commedia di Dante Alighieri, più precisamente dal Quinto Canto dell’Inferno, del Purgatorio ed infine dal Quinto canto del Paradiso.

Ne la Trilogia dell’Alchimia Musica elettronica e teatro si fondono in un unico linguaggio creando un ingranaggio teatrale che è la struttura portante dell’intera trilogia e che, al tempo stesso, muta in ognuno dei tre spettacoli proprio come un processo alchemico.

E se la ”Commedia” fosse un’opera alchemica la cui “prima materia ” è l’uomo?
Un percorso iniziatico per trasformare il veleno in medicina. Dante compie il viaggio durante l’equinozio di primavera, quando gli adepti delle società degli antichi Misteri praticavano il rito della morte e della rinascita. Chi intraprende questo percorso si trova gravato dalla materia e dalle passioni. E deve rendersi consapevole della sua parte oscura. Deve compiere l’opera di decantazione, di purificazione della propria anima che prelude alla luce della conoscenza.Così comincia il viaggio.

Paradiso Mancato / L’Opera al Nero

Non impedir lo suo fatale andare. Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole,
e più non dimandare.

In una stanza profonda a sud dell’anima, che he potrebbe essere anche l’inferno, Paolo e Francesca, sono lì, nello stesso letto ed insieme, tuttavia nessuno dei due può vedere l’altro . Può solo percepirne la voce. Ed ecco che quella che fu una camera da letto dove il desiderio aveva potuto esprimersi nelle sue forme più corporee diviene l’inferno della sua assenza. O semplicemnte, un Paradiso Mancato. Intanto un musicista suona. Il suo nome è Minosse. È il padrone di casa. Colui che custodisce i desideri più profondi e ne conosce le più intime direzioni. Egli sa dove il desiderio di ognuno va. Egli sa ogni desiderio come deve suonare, Cerchio dopo cerchio. Suona le corde dell’anima, Minosse le pizzica fino a che non vibrano. È il suo quotidiano gesto dell’eternità . Ma è in arrivo per lui un ospite non atteso. Non pianificato. Non è vivo ma nemmeno morto. Ed arriva per lui. Il suo nome è Dante. È in cerca di Madonna Conoscenza. Ciò che lo muove è lo desio forte che ha di lei. Il desiderio. L’energia primordiale. Il fuoco sacro che brucia, e tutto avvampa. Ma il desiderio è solo il nigriedo -l’opera al nero – di un processo alchemico . La sua potenza è duplice. Può bruciare e distruggere. o trasformarsi in albedo – l’opera al bianco – fino ad essere luce splendente che conduce alle stelle. Ed il piombo si fa oro, la rubedo –l’opera al rosso – si compie: Il veleno, diviene medicina. E’ questo il rito che Dante deve compiere. È questo il cammino. Così vuole Lo duca suo. Girone dopo girone, cerchio dopo cerchio. Finchè non avrà compreso ciò che deve comprendere. Finchè non avrà visto ciò che Minosse vuole che veda.

 

con Raffaele Ausiello (video e voce in off)

Marco Palumbo Marco Messina Ramona Tripodi

Scrittura scenica Ramona Tripodi

Scrittura sonora Marco Messina

Video Proiezioni Andrea Canova

Regia Ramona Tripodi

Prodotto da Inbilicoteatro // L’asilo // Ente Teatro Cronaca

 

Date

09 Ottobre 2015 – Studio – L’Asilo – Napoli

19 Febbraio 2016 – Studio Cavallerizza Reale – Torino

08 Settembre 2018 – Studio Anteprima Estate a Napoli edizione 2018 – Napoli

31 Maggio 2019 – Studio Corte Dei Miracoli –  Siena-

22/23 Febbraio 2020 – Prima Nazionale – SalaAssoli – Napoli-

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Rassegna Stampa

Expartibus

Il Dante esoterico del ‘Paradiso Mancato’

Interessante rilettura in chiave alchemica della ‘Commedia’ di Marco Messina e Ramona Tripodi

Sabato 22 febbraio alle ore 20:30, nella Sala Assoli di Casa del Contemporaneo a Napoli abbiamo assistito alla prima di ‘Paradiso Mancato / L’opera al nero’, il primo dei tre spettacoli che compongono La Trilogia dell’Alchimia, un’opera ‘Teatrale Elettronica’ ispirata dalla ‘Divina Commedia’ di Dante Alighieri, che si inserisce nell’ambito della rassegna ‘Fuori Controllo’.

Si tratta indubbiamente di un’operazione a dir poco coraggiosa.
Già la scelta del testo potrebbe di per sé scoraggiare lo spettatore medio, che seppure in un contesto come quello napoletano, mediamente alto rispetto al resto d’Italia, è comunque attratto più spesso da opere di ‘facile consumo’ o da messe in scena dove a fare cassetta sono i nomi del cast e non scelte innovative in termini di drammaturgia e regia.

Ancora più di nicchia appare la rilettura di Dante in chiave esoterica, con riferimenti ad una simbologia da addetti ai lavori e di non facile comprensione, che va decisamente oltre le interpretazioni scolastiche, appiattite ed omologanti, riecheggianti ad una vaga etica cattolica.

Lo stesso termine alchimia evoca nell’immaginario collettivo antri bui, storte ed alambicchi, elementi chimici ed arcane conoscenze più che associate all’opera del poeta fiorentino.

Del resto, nei manuali scolastici non troviamo mai menzionato il fatto che Dante fosse un iniziato, un membro di quei Fedeli d’Amore, continuatori della tradizione templare, che vide tra gli altri esponenti anche Guido Cavalcanti, importantissimo anello di un’ininterrotta catena iniziatica che dalla notte dei tempi, dai misteri isiaci, conduce fino alla Massoneria moderna, passando, oltre che per il templarismo, per i rosacroce, per i maestri Comacini, per le corporazioni Muratorie medioevali.

Ed è proprio questa la chiave di volta di Ramona Tripodi, impeccabile anche nel ruolo di regista e straordinaria come Francesca, che ci racconta di un Dante che attraversa l’Inferno da vivo, ovvero affrontando la morte iniziatica, come chi deve ‘trasmutare’ vestito in abiti moderni, con in testa un cappello e in mano un ombrello giallo, come l’oro dei filosofi a cui ambisce.

La figura di Virgilio, suo Maestro, suo Conte, non è in scena, ma è richiamato più volte da Marco Palumbo, semplicemente strepitoso nell’impersonare il sommo poeta, perfettamente a suo agio nell’insidiosa lingua della Firenze del 1200.
E la morte iniziatica è richiamata anche dall’Opera al Nero, la prima fase della Grande Opera, la Nigredo, o putrefactio.

Non a caso, la pièce si inserisce in una trilogia che ricalca le altre due fasi, l’Opera al Bianco, o Albedo, e l’Opera al Rosso, o Rubedo, le stesse tre fasi e gli stessi tre Mondi richiamati da Dante nella ‘Commedia’.

Non a caso la trilogia si fonda sui canti quinti di Inferno, Purgatorio e Paradiso.
Il nero non può che essere il colore dominante, anche se troviamo il bianco, come il vestito della “fiera” ai piedi di Minosse, e il rosso del cuscino che spicca sul letto di Francesca.

Le altre fasi dell’Opera, anche se non ovvie, sono presenti in possibilità nella prima, così come nel seme che nel nero della terra, d’inverno, muore e va in putrefazione è contenuta in potenza la pianta.

La discesa agli inferi è anche la discesa nella terra.
Le note di regia fanno chiaramente riferimento a questo processo:

La trilogia dell’Alchimia racconta di quel momento campale di ogni essere umano: quello in cui siamo chiamati a scegliere che tipo di persone essere. Ma per farlo dobbiamo accettare l’invito a viaggiare dentro noi stessi. Scendere giù. Dove non arriva mai la luce.

Come non pensare all’acronimo V.I.T.R.I.O.L., che rimanda alla tradizione rosacruciana, all’alchimista Basilio Valentino, ma anche al Gabinetto di riflessione, il primo viaggio dell’Iniziazione Massonica, quello legato all’elemento Terra, appunto; Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem, Visita l’interno della terra, operando con rettitudine troverai la pietra nascosta.

La pietra nascosta, la Pietra Filosofale, o anche quella “Madonna Conoscenza” a cui fa riferimento più volte il protagonista come meta della sua ricerca; la Rosa.

La morte iniziatica è condizione necessaria ma non sufficiente per la rinascita, è questo anche il senso dell’ammonizione di Minosse, che mette in guardia Dante dalle insidie che lo aspettano, cominciare il cammino non è garanzia di portarlo a termine.

E la Nigredo significa sofferenza, morire non è mai facile.

L’Opera al Nero è separazione, la materia, o lo spirito, che si frantuma, che si scompone. Sofferenza e smarrimento del Poeta, che non riesce a superare l’ostacolo di Minosse, appunto.

Non potrà farlo fino a che non avrà preso consapevolezza di quanto celato in quell’ulteriore rito di passaggio.

Separazione di maschile e femminile.

Nel suo compito, Dante incontra Paolo e Francesca, figure centrali del quinto canto dell’Inferno, sono l’emblema della lussuria, unico peccato che odora di ‘Santità’.

Nella drammaturgia della Tripodi i due amanti sono condannati all’eterna separazione, sullo stesso letto, ma senza potersi vedere, senza potersi sfiorare. Divisione rappresentata anche da quel velo che scinde il letto dal resto del palco, gli amanti costretti alla dannazione eterna dal viaggiatore ancora in vita e dagli altri personaggi in scena, velo usato anche come sottilissimo schermo per le proiezioni in cui la coppia di adulteri si abbandona alla lussuria.

La loro tragica fine, trucidati da Gianciotto, fratello di Paolo e marito di Francesca, trasforma il loro potenziale idillio in un Paradiso Mancato.
Assolutamente coraggiosa la scelta drammaturgica, che interviene modificando fortemente uno dei passi più intensi e conosciuti della Commedia, ma in modo convincente e non tradendone assolutamente quello che era l’intento esoterico.

Disciplina ostica, l’Alchimia, con gli autori che si divertono a confondere le idee, in modo da svelare solo a chi è veramente in grado di cogliere, che celano dietro analogie, che dicono per assenza o per distorsione.

Zolfo, Mercurio e Sale, Spirito, Anima e Materia, continua a recitare all’inizio Palumbo, elementi spesso usati secondo accezioni diverse, facendo riferimento a cose diverse da più alchimisti, con il sale che viene aggiunto solo nel XVI secolo da Paracelso.
Quindi divisione, dissoluzione, separazione, distruzione della materia, in modo da poterla riportare agli elementi essenziali, poterli trattare separatamente.

Lo Zolfo Paolo, il maschile, il Sole, il Fuoco.
Il Mercurio Francesca, il femminile, la Luna, l’Acqua.
E ci sono anche i quattro elementi, dunque, l’Aria rappresentata dalla bufera del girone dei lussuriosi, da quelle folate da cui Dante sembra trascinato ma che forse riesce a sfruttare per innalzarsi anche grazie al suo ombrello, che apre nei momenti giusti.

Sul palco tante domande.

Dante che chiede della sua Beatrice, che nel Dolce stil novo, ma soprattutto nei Fedeli d’Amore rappresenta la Conoscenza, la Gnosi.

Paolo che chiede alla sua Francesca se l’ama; per lei fu attrazione, passione o amore? Quale era la natura di quel fuoco che li ha bruciati?

Solo una volta ottenute queste risposte il poeta potrà proseguire.

La strada attraverso l’Inferno è ancora lunga.
La lezione agostiniana è ben presente, conoscere il male, gli opposti, attraversarli e superarli.
Solo separando e distinguendo bene e male, luce e tenebre, Zolfo e Mercurio si potrà riconciliarli.

Oltre la Nigredo c’è l’Albedo, l’Opera al Bianco.
Oltre l’Inferno il Purgatorio.
Oltre il Piombo, l’Argento.
E ancora oltre la Rubedo, l’Opera al Rosso, il Paradiso, l’Oro, la conciliazione degli opposti, le Nozze Chimiche.

Dante raggiungerà finalmente Beatrice, la sua Madonna Conoscenza, arriverà alla contemplazione di Dio.

Oltre alle già citate performance magistrali di Marco Palumbo e di Ramona Tripodi, eccelsa anche per drammaturgia e regia, è da segnalare la stupenda sottolineatura musicale di Marco Messina, che sul palco nel ruolo di Minosse, è anche autore della scrittura sonora, con suoni e musiche il cui ritmo ha contribuito non poco a creare un’atmosfera perfetta, in armonia con le pareti nere della Sala Assoli, trascinando a tratti il pubblico in cadenze quasi ipnotiche.

Se queste sono le premesse, attendiamo con immenso piacere le altre due opere della trilogia, ‘La Pia’ ispirata al Quinto Canto del Purgatorio e ‘Vieni a Veder le Stelle’, che, invece, fa riferimento al Quinto Canto del Paradiso.

Il prossimo imperdibile appuntamento con questa suggestiva messa in scena del ‘Paradiso Mancato’ è per oggi, 23 febbraio, ore 18:00, sempre in Sala Assoli.

Il Denaro

Paradiso Mancato, sold out a Napoli. E il 14 settembre torna A ‘Rota degli esposti

Daildenaro.it– 11 settembre 2018 (photo credit Nina Borrelli)

di Emilia Ferrara

Al Succorpo dell’Annunziata Sold Out lo scorso fine settimana, per “Paradiso Mancato” fantastico spettacolo scritto a quattro mani da Ramona Tripodi e Marco Messina. La messa in scena di uno spettacolo non facile. “Paradiso Mancato è una suggestione infernale sul desiderio che nasce dalla contaminazione di più̀ linguaggi: quello della musica elettronica live, quello visivo e quello teatrale”. La scrittura sonora e quella teatrale sono strettamente legate e imprescindibili l’una dall’altra. Un connubio perfetto che letteralmente incantato gli spettatori. Un susseguirsi di dialoghi, veloci, ricchi di pathos, palpabile l’emozione degli amanti condannati a vivere insieme, sono nello stesso letto, dove possono sentire le rispettive voci, senza potersi toccare e vedersi. Quella che fu una camera da letto dove il desiderio aveva potuto esprimersi nelle sue forme più corporee diviene l’inferno della sua assenza. In fondo, siamo a casa di Minosse.Ma anche per lui e in arrivo un ospite inatteso e “ Lo duca suo” lo precede. E un viaggiatore infernale. È in cerca di Madonna Conoscenza. Il suo nome è Dante. L’inferno di Paolo e Francesca, gli amanti del V Canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante, vista in una chiave diversa, quella dell’assenza appunto dei corpi. Francesca si interroga sull’amore che prova per Paolo, soffrendo tanto per la mancanza del contatto fisico. “Francesca dove siamo adesso? In Paradiso o all’Inferno? Noi non siamo all’altezza dell’Inferno. Questo è solo un Paradiso Mancato”. Paradiso Mancato è stato realizzato in coproduzione con L’ Asilo in scena Adriana D’Agostino, Marco Palumbo, Marco Messina e Ramona Tripodi, e Ausiello Raffaele. La scrittura sonora è di Marco Messina. La scrittura scenica e la regia sono di Ramona Tripodi. Le immagini video sono di Andrea Canova Ma la sorprendente compagnia teatrale non smette di lavorare, infatti per il prossimo weekend sono previsti due imperdibili incontri: torna ‘ a Rota il 14 Settembre alle ore 20:30. Sul palcoscenico, Marianita Carfora / Ramona Tripodi.  Testo e Regia RamonaTripodi‘A ROTA è uno spettacolo ambientato nella Napoli. del 1946. 

In Platea /Azzurro Time /Torino news

Paradiso Mancato

DaINplatea

a cura di Marianna Addesso – 10 Settembre 2018-

ParadisoMancato; la pièce scritta da Ramona Tripodi (che ritroviamo anche in scena -strabiliante Francesca-) e rappresentata in una suggestiva location, il Succorpo della Real Casa dell’Annunziata opera del Vanvitelli, è una lettura rivisitata, in chiave underground, del V canto dell’Inferno. In scena, infatti, sono presenti/assenti Dante, la sua Beatrice, Paolo, Francesca e Minosse.Scena scarna, gioco luci estrosamente magnetico e si comincia. La prima ad entrare in scena è Beatrice, di bianco vestita, che si rivolge a Mercurio prima e a “Lo duca” (Virgilio) poi; lo fa recitando versi e sfregandosi le mani, in un sorta di rito propiziatorio della conoscenza. Beatrice resterà presente in corpo e voce durante tutto il tempo, ma scopriremo infine che ella non esiste realmente in quanto pura rappresentazione onirica della mente di Dante. Lo stesso Paolo c’è, ma non c’è: questa volta ne ascoltiamo solo la voce, voce che in realtà è resa udibile da Minosse. Minosse sembra l’unica figura solida in questo mondo sotterraneo che si trova sospeso tra l’Inferno vero e proprio e il Paradiso mancato. Minosse è il Dio, è colui che guida i personaggi e li costringe a fare ciò che lui voglia venga fatto; Minosse sta in consolle. Come un moderno dj egli fa partire note techno e voci umane più o meno inquietanti e il suo ghigno lascia intravedere una certa soddisfazione nel farlo. Dante, di nero vestito, forse a voler “onorare” il luogo in cui si trova, reca seco un curioso ombrello con cui probabilmente cerca di schermarsi dall’ipnosi diabolica. Il vate è un po’ stralunato e con la sua voce tremula e il suo fare compassato, rivela tutto il timore referenziale verso il padrone di casa. Ma è Francesca la vera sorpresa: il suo monologo del “Vorrei”, sottolineato da musica e luci, e che magistralmente viene declamato da quella finta, ma al contempo reale prigione in cui si trova, arriva dritto allo stomaco. Ella si alza e ricade su questo letto oscuro limitato da una sorta di baldacchino che la scherma alla vista di tutti e del suo stesso Paolo. Paolo c’è, ma Francesca non può vederlo. I loro corpi sono destinati a non toccarsi mai più. Forse, le dice Paolo, ella non riesce a vederlo poichè quello che lei prova non è amore bensì desiderio e il desiderio è il peccato mortale che li ha portati alla morte per mano del Malatesta. Ad un certo punto, tra le varie presenze/assenze, Dante e Francesca riescono a vedersi; entrambi cercano l’amore senza riuscire a raggiungerlo. Per Francesca si tratta dell’amante che ella ama, per Dante si tratta di Beatrice, che egli ama, ma da lontano. Mentre i due sfortunati amanti sono riusciti a congiungersi, per Dante e Beatrice la storia è diversa ed effettivamente Beatrice verrà appellata come “Madonna Canoscenza”, a significare che si’ Dante era effettivamente attratto dalla figura di Beatrice, ma ciò a cui lui ambisce di più è conoscere l’ignoto, riuscire a comprendere ciò che ancora non ha compreso. Sappiamo bene che Beatrice non comparirà al fianco del Vate se non quando lui giungerà a visitare il Paradiso ed è proprio per questo che ciò che egli ascolta all’Inferno è solo la sua coscienza e non la donna reale, colei che “Tanto gentile e tanto onesta pare…”.<<L’anima mia è fatta di te. Non sono io, sei tu!>> gli sussurra Beatrice. Mosso dall’amore che egli ha sempre provato per quella donzella, Dante tenta di far desistere Minosse dal tormentare la povera Francesca, la quale non ha ancora capito che a parlarle non è Paolo, ma il “Gran Conoscitore dei peccati”. Invano il Vate tenterà di muovere a pietà quell’energumeno che ha deciso di giocare coi sentimenti della povera peccatrice.<<Noi non siamo all’altezza dell’Inferno, Paolo. Questo è solo un Paradiso mancato!>>La rassegnazione si impossessa di Francesca; non ne è valsa la pena, non lo rifarebbe, Paolo sì! Ma Paolo non è Paolo…Techno minimal per l’incanto finale e, come un mantra, si ripete “Francesca, mi ami?”Desiderio, amore, passione estrema messi sul piatto della bilancia a contrastare l’assenza… quale piatto “peserà” di più?

Paradiso mancato, il racconto dantesco di InBilico Teatro

Azzurro Time

a cura di Francesco Di Somma – 10 Settembre 2018

La Basilica del Succorpo dell’Annunziata, opera di Luigi Vanvitelli, è lo straordinario scenario di una rappresentazione che tratta di uno dei più noti passi della Divina Commedia. ”Paradiso mancato” è la rivisitazione della storia di Paolo e Francesca proposta da un’intraprendente e interessante compagnia teatrale. “In Bilico Teatro” mette in scena ciò che Dante Alighieri narra nel V Canto dell’Inferno riproponendo in chiave moderna una storia di amore e morte che rivive nell’eternità. Le musiche dello spettacolo sono affidate a Marco Messina e la regia è di Ramona Tripodi. Entrambi gli artisti sono anche in scena: l’uno nel ruolo di Minosse e l’altra nei panni di Francesca da Rimini, figlia di Guido da Polenta il Vecchio, signore di Ravenna. Marco Palumbo è Dante personaggio che vaga nel secondo cerchio dell’Inferno dove sono puniti i lussuriosi. La voce di Raffaele Ausiello rende vivo il personaggio di Paolo Malatesta. Beatrice è magistralmente interpretata da Adriana D’Agostino. Lo spettacolo è all’interno della rassegna Estate Bambina organizzata dal Comune di Napoli. Per lo spettatore assistere alla rappresentazione è una vera e propria esperienza sensoriale che inizia con il prendere posto all’interno della basilica. Scendere nella chiesa circolare sotterranea ricorda la discesa infernale dantesca e un gioco di musica e luci trasporta all’interno di una realtà magica che coinvolge ed emoziona. Quando Dante irrompe sulla scena l’attenzione del pubblico è catturata da questo “Dante moderno” che va in cerca di Madonna Conoscenza e si imbatte nello strazio di Francesca. Lei è su un letto da sola, nonpuò vedere Paolo ma ne sente la voce. Il letto è il simbolo del piacere carnale che ha unito i due amanti. La punizione infernale del “Paradiso mancato” risiede nell’assenza del corpo, simbolo e fonte della passione che ha indotto i due ragazzi a unirsi a dispetto di Gian Ciotto Malatesta, marito tradito che “Caina attende” per aver ucciso i due giovani. La fusione tra il fascino dei misteriosi luoghi della città di Napoli e la bravura e lo spirito d’iniziativa della compagnia teatrale partenopea viene apprezzata dal pubblico e merita attenzione ed elogi.

 

PARADISO-MANCATO DI INBILICOTEATRO ALLA CAVALLERIZZA REALE

DaTorinoNews

a cura di Antonella Morello 20 Febbraio 2016-

Paradiso Mancato, realizzato dalla compagnia Inbilicoteatro è un lavoro a quattro mani che nasce dal connubio della scrittura sono di Marco Messina e quella drammaturgica di Ramona Tripodi. I quali sono in scena rispettivamente nei panni di Minosse e di Francesca, in scena con loro Marco Palumbo, un affascinante Dante e Beatrice interpretata da Adriana D’Agostino.

Ottima trasposizione in chiave moderna ma non troppo di Paolo e Francesca, amanti, innamorati? Chissà , desiderosi uno dell’altro fino alla fine, cos’è l’inferno, cos’è il paradiso, cos’è la rinuncia, e l’attesa? Se l’inferno è mancanza , la punizione è l’attesa di qualcosa o qualcuno che forse non avremo mai più…. Un inferno in gabbia quello di Francesca dove solo le voci ormai reali e mentali si fondono e confondono e dimorano a tratti sfiorando la follia. Ne è valsa la pena ? Si chiedono, no risponde francesca, si risponde Paolo, Francesca dubita pure del suo amore , gli dice tu sei il mio fuoco, Paolo dal canto suo risponde che si ne è valsa la pena …. Completano il quadro un Virgilio di memoria felliniana, tra le nuvole e i suoi versi … mentre Dante parla con Minosse che suona la sua musica per sempre …. Intanto Beatrice aleggia a volte funerea e smunta, Mentre la musica fa da collante al tutto insaporendo ogni scena . Grazie ottimo spettacolo.

Il Denaro
In Platea /Azzurro Time /Torino news

Paradiso Mancato

DaINplatea

a cura di Marianna Addesso – 10 Settembre 2018-

ParadisoMancato; la pièce scritta da Ramona Tripodi (che ritroviamo anche in scena -strabiliante Francesca-) e rappresentata in una suggestiva location, il Succorpo della Real Casa dell’Annunziata opera del Vanvitelli, è una lettura rivisitata, in chiave underground, del V canto dell’Inferno. In scena, infatti, sono presenti/assenti Dante, la sua Beatrice, Paolo, Francesca e Minosse.Scena scarna, gioco luci estrosamente magnetico e si comincia. La prima ad entrare in scena è Beatrice, di bianco vestita, che si rivolge a Mercurio prima e a “Lo duca” (Virgilio) poi; lo fa recitando versi e sfregandosi le mani, in un sorta di rito propiziatorio della conoscenza. Beatrice resterà presente in corpo e voce durante tutto il tempo, ma scopriremo infine che ella non esiste realmente in quanto pura rappresentazione onirica della mente di Dante. Lo stesso Paolo c’è, ma non c’è: questa volta ne ascoltiamo solo la voce, voce che in realtà è resa udibile da Minosse. Minosse sembra l’unica figura solida in questo mondo sotterraneo che si trova sospeso tra l’Inferno vero e proprio e il Paradiso mancato. Minosse è il Dio, è colui che guida i personaggi e li costringe a fare ciò che lui voglia venga fatto; Minosse sta in consolle. Come un moderno dj egli fa partire note techno e voci umane più o meno inquietanti e il suo ghigno lascia intravedere una certa soddisfazione nel farlo. Dante, di nero vestito, forse a voler “onorare” il luogo in cui si trova, reca seco un curioso ombrello con cui probabilmente cerca di schermarsi dall’ipnosi diabolica. Il vate è un po’ stralunato e con la sua voce tremula e il suo fare compassato, rivela tutto il timore referenziale verso il padrone di casa. Ma è Francesca la vera sorpresa: il suo monologo del “Vorrei”, sottolineato da musica e luci, e che magistralmente viene declamato da quella finta, ma al contempo reale prigione in cui si trova, arriva dritto allo stomaco. Ella si alza e ricade su questo letto oscuro limitato da una sorta di baldacchino che la scherma alla vista di tutti e del suo stesso Paolo. Paolo c’è, ma Francesca non può vederlo. I loro corpi sono destinati a non toccarsi mai più. Forse, le dice Paolo, ella non riesce a vederlo poichè quello che lei prova non è amore bensì desiderio e il desiderio è il peccato mortale che li ha portati alla morte per mano del Malatesta. Ad un certo punto, tra le varie presenze/assenze, Dante e Francesca riescono a vedersi; entrambi cercano l’amore senza riuscire a raggiungerlo. Per Francesca si tratta dell’amante che ella ama, per Dante si tratta di Beatrice, che egli ama, ma da lontano. Mentre i due sfortunati amanti sono riusciti a congiungersi, per Dante e Beatrice la storia è diversa ed effettivamente Beatrice verrà appellata come “Madonna Canoscenza”, a significare che si’ Dante era effettivamente attratto dalla figura di Beatrice, ma ciò a cui lui ambisce di più è conoscere l’ignoto, riuscire a comprendere ciò che ancora non ha compreso. Sappiamo bene che Beatrice non comparirà al fianco del Vate se non quando lui giungerà a visitare il Paradiso ed è proprio per questo che ciò che egli ascolta all’Inferno è solo la sua coscienza e non la donna reale, colei che “Tanto gentile e tanto onesta pare…”.<<L’anima mia è fatta di te. Non sono io, sei tu!>> gli sussurra Beatrice. Mosso dall’amore che egli ha sempre provato per quella donzella, Dante tenta di far desistere Minosse dal tormentare la povera Francesca, la quale non ha ancora capito che a parlarle non è Paolo, ma il “Gran Conoscitore dei peccati”. Invano il Vate tenterà di muovere a pietà quell’energumeno che ha deciso di giocare coi sentimenti della povera peccatrice.<<Noi non siamo all’altezza dell’Inferno, Paolo. Questo è solo un Paradiso mancato!>>La rassegnazione si impossessa di Francesca; non ne è valsa la pena, non lo rifarebbe, Paolo sì! Ma Paolo non è Paolo…Techno minimal per l’incanto finale e, come un mantra, si ripete “Francesca, mi ami?”Desiderio, amore, passione estrema messi sul piatto della bilancia a contrastare l’assenza… quale piatto “peserà” di più?

Paradiso mancato, il racconto dantesco di InBilico Teatro

Azzurro Time

a cura di Francesco Di Somma – 10 Settembre 2018

La Basilica del Succorpo dell’Annunziata, opera di Luigi Vanvitelli, è lo straordinario scenario di una rappresentazione che tratta di uno dei più noti passi della Divina Commedia. ”Paradiso mancato” è la rivisitazione della storia di Paolo e Francesca proposta da un’intraprendente e interessante compagnia teatrale. “In Bilico Teatro” mette in scena ciò che Dante Alighieri narra nel V Canto dell’Inferno riproponendo in chiave moderna una storia di amore e morte che rivive nell’eternità. Le musiche dello spettacolo sono affidate a Marco Messina e la regia è di Ramona Tripodi. Entrambi gli artisti sono anche in scena: l’uno nel ruolo di Minosse e l’altra nei panni di Francesca da Rimini, figlia di Guido da Polenta il Vecchio, signore di Ravenna. Marco Palumbo è Dante personaggio che vaga nel secondo cerchio dell’Inferno dove sono puniti i lussuriosi. La voce di Raffaele Ausiello rende vivo il personaggio di Paolo Malatesta. Beatrice è magistralmente interpretata da Adriana D’Agostino. Lo spettacolo è all’interno della rassegna Estate Bambina organizzata dal Comune di Napoli. Per lo spettatore assistere alla rappresentazione è una vera e propria esperienza sensoriale che inizia con il prendere posto all’interno della basilica. Scendere nella chiesa circolare sotterranea ricorda la discesa infernale dantesca e un gioco di musica e luci trasporta all’interno di una realtà magica che coinvolge ed emoziona. Quando Dante irrompe sulla scena l’attenzione del pubblico è catturata da questo “Dante moderno” che va in cerca di Madonna Conoscenza e si imbatte nello strazio di Francesca. Lei è su un letto da sola, nonpuò vedere Paolo ma ne sente la voce. Il letto è il simbolo del piacere carnale che ha unito i due amanti. La punizione infernale del “Paradiso mancato” risiede nell’assenza del corpo, simbolo e fonte della passione che ha indotto i due ragazzi a unirsi a dispetto di Gian Ciotto Malatesta, marito tradito che “Caina attende” per aver ucciso i due giovani. La fusione tra il fascino dei misteriosi luoghi della città di Napoli e la bravura e lo spirito d’iniziativa della compagnia teatrale partenopea viene apprezzata dal pubblico e merita attenzione ed elogi.

 

PARADISO-MANCATO DI INBILICOTEATRO ALLA CAVALLERIZZA REALE

DaTorinoNews

a cura di Antonella Morello 20 Febbraio 2016-

Paradiso Mancato, realizzato dalla compagnia Inbilicoteatro è un lavoro a quattro mani che nasce dal connubio della scrittura sono di Marco Messina e quella drammaturgica di Ramona Tripodi. I quali sono in scena rispettivamente nei panni di Minosse e di Francesca, in scena con loro Marco Palumbo, un affascinante Dante e Beatrice interpretata da Adriana D’Agostino.

Ottima trasposizione in chiave moderna ma non troppo di Paolo e Francesca, amanti, innamorati? Chissà , desiderosi uno dell’altro fino alla fine, cos’è l’inferno, cos’è il paradiso, cos’è la rinuncia, e l’attesa? Se l’inferno è mancanza , la punizione è l’attesa di qualcosa o qualcuno che forse non avremo mai più…. Un inferno in gabbia quello di Francesca dove solo le voci ormai reali e mentali si fondono e confondono e dimorano a tratti sfiorando la follia. Ne è valsa la pena ? Si chiedono, no risponde francesca, si risponde Paolo, Francesca dubita pure del suo amore , gli dice tu sei il mio fuoco, Paolo dal canto suo risponde che si ne è valsa la pena …. Completano il quadro un Virgilio di memoria felliniana, tra le nuvole e i suoi versi … mentre Dante parla con Minosse che suona la sua musica per sempre …. Intanto Beatrice aleggia a volte funerea e smunta, Mentre la musica fa da collante al tutto insaporendo ogni scena . Grazie ottimo spettacolo.